Copyright sui sughi italiani serviti nei ristoranti americani.
La Barilla e la lobby delle multinazionali dell’alimentazione dietro la legge in discussione al Congresso degli Stati Uniti.
WASHINGTON D.C. – È di questi giorni la notizia di un progetto di legge in discussione alla Camera dei Rappresentanti (una delle due camere che compongono il parlamento degli Stati Uniti d’America) che, se approvato, potrebbe avere delle inquietanti e imprevedibili conseguenze su ciò che viene definito come “diritto d’autore”, “brevetto” o “copyright”.
La Sottocommissione per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e il cibo (Subcommittee on Agriculture, Rural Development, Food and Drug Administration) sta esaminando la cosiddetta “Proposta DeLauro” (dal nome della presidentessa della commissione, di chiare origini italiane) che riguarda la possibilità, per le aziende produttrici, di brevettare tutti i sughi per pasta della tradizione italiana in modo da poter ricavare da chi li prepara o serve al ristorante, o in qualsiasi altro esercizio commerciale, l’equivalente di quello che gli autori incassano dalla vendita dei loro libri, insomma un vero e proprio diritto d’autore culinario. Rimarrebbe salvo (almeno nel testo originale della proposta) il diritto a prepararsi il sugo in casa propria, in quanto la legge escluderebbe da questo copyright i sughi preparati per “uso personale e non commerciale”. In parole povere, chi usa il proprio sugo per sè e non per venderlo nell’ambito di un servizio di ristorazione, è libero di farlo.![]()
Dietro questo testo di legge ci sono, evidentemente, grandissimi interessi economici che riguardano anche il nostro paese: basti pensare alla Barilla, che detiene il 25% del mercato americano della pasta e dei sughi pronti, e che si affretta a dichiarare di sostenere questa legge per evitare che “ingredienti o procedure di preparazione dei sughi possano contaminare la tradizione italiana della pasta”. Del resto anche altre multinazionali sono interessate al precedente che questa legge potrebbe rappresentare: dalla Nestlé, probabilmente ansiosa di poter brevettare il caffè, alla Lipton per il té, per non parlare delle multinazionali del pane.
Ci sono anche voci contrarie a questa legge: la più importante è sicuramente quella della American Culinary Federation (www.acfchefs.org/), l’associazione degli chef professionisti (oltre 19000 membri in tutto il Nord America), che attraverso il presidente John Kinsella “si indigna di come si possa porre un simile freno alla libertà e alla fantasia degli chef nel preparare sughi per un cibo così versatile e popolare come la pasta” e accusa la Barilla di “voler difendere i propri interessi più che la tradizione culinaria italiana”. Altre proteste provengono da tutti quei gruppi che si battono per il diritto alla copia o per tutto ciò che in qualche modo è patrimonio comune delle persone; Judith F.Krug, presidentessa dell’Office for intellectual freedom (http://www.ala.org/oif) dell’American Library Association, è categorica: “siamo arrivati all’assurdo per cui è possibile per un’azienda appropriarsi di un tale patrimonio culturale che è preesistente rispetto alla stessa azienda.”
Nonostante queste condivisibili proteste, la legge, molto probabilmente diventerà realtà. Ci dovremo rassegnare quindi a leggere, nei menù dei tanti ristoranti italiani in America, piatti del tipo “Pasta alla Carbonara ©”, “Pasta al Pesto ©”, “Bucatini all’Amatriciana ©“, sperando che la brillante classe politica italiana non intenda emulare il parlamento americano (su pressioni analoghe della Barilla che, del resto, è italiana) e temendo di sentir bussare alla porta la Guardia di Finanza, proprio mentre stiamo preparando un normale piatto di pasta al sugo, per chiederci se abbiamo pagato i diritti su quel sugo…
Autore: Mr.Sullivan Pubblicato da: Oyasuminasai



2 Commenti
Venerdì 19 Ottobre 2007 alle 5:58 pm
…daiii…nn posso crederci!!!
…io adoro la pasta asciutta!!!
Giovedì 1 Novembre 2007 alle 10:24 pm
il business entra di prepotenza sulla tavola degli americani. E se lo meritano! Loro cercano di mettere il becco ovunque. Gli italiani ci provano sulla loro tavola. Continua così DeLauro!